venerdì 13 gennaio 2012
Frammenti 62.
"Libri.
Se non ho i miei libri che faccio?
Questa domanda non nuova ci porta a un modo di esistere che non si può più ritenere attuale.
Le occhiaie facevano pensare a chissà quali vizi e invece si trattava di una notte passata in lettura.
Quel che fu un modo di essere,
oggi è solo un comportamento:
si leggono, ecco tutto.
Ma non sfiora neppure da lontano che si possa esistere così,
leggendo soltanto.
Le sdolcinate assicurazioni che leggere educa, che forma individui seri, capi, ebbene tutto ciò non interessa.
Noi vogliamo porre attenzione a chi legge per se stesso.
L'esistenza del mondo dipende dall'esistenza del libro?
Vanità delle Vanità.
Colui che esiste per leggere non vi vede che fumo.
No, il libro è il letamaio, il luogo che raccoglie i rifiuti di una civiltà.
Una creatura ingannevole e odiosa.
Non vi fate ingannare dal miele che scorre dalla bocca di chi parla di libri.
Chi esiste per leggere vi può dire ben altro.
Ma pure così vale la pena esistere,
solo per leggere un libro,
per vedere gli immensi orizzonti di una pagina.
La terra, il cielo?
No, solo un libro.
Per esso, si può ben vivere".
Manlio Sgalambro, Del leggere in Del pensare breve, pagg.38-40.
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