Cerca nel blog

Caricamento in corso...

martedì 19 agosto 2014

Frammenti 211



"Il calcio, com'è noto, è il gioco del popolo, e come tale cade nelle grinfie di tutta quella gente che non è, insomma, il popolo. Ad alcuni piace perché sono dei socialisti sentimentali; ad altri perché hanno frequentato le scuole private, e vorrebbero non averlo fatto; ad altri perché il loro lavoro – di scrittore, giornalista televisivo o pubblicitario – li ha portati molto lontani da quello che considerano il loro luogo di appartenenza, o di provenienza, e il calcio sembra loro un modo veloce e indolore per ritornarci".
Nick Hornby, Febbre a 90'

lunedì 11 agosto 2014

Frammenti 210



Prof. Sean: Se ti chiedessi sull'arte probabilmente mi citeresti tutti i libri di arte mai scritti... Michelangelo. Sai tante cose su di lui: le sue opere, le aspirazioni politiche, lui e il papa, le sue tendenze sessuali, tutto quanto vero? Ma scommetto che non sai dirmi che odore c'è nella Cappella Sistina. Non sei mai stato lì con la testa rivolta verso quel bellissimo soffitto... mai visto. Se ti chiedessi sulle donne, probabilmente mi faresti un compendio sulle tue preferenze, potrai perfino aver scopato qualche volta... ma non sai dirmi che cosa si prova a risvegliarsi accanto a una donna e sentirsi veramente felici. Sei uno tosto. E se ti chiedessi sulla guerra probabilmente mi getteresti Shakespeare in faccia eh?"Ancora una volta sulla breccia cari amici!"... ma non ne hai mai sfiorata una. Non hai mai tenuto in grembo la testa del tuo migliore amico vedendolo esalare l'ultimo respiro mentre con lo sguardo chiede aiuto. Se ti chiedessi sull'amore probabilmente mi diresti un sonetto. Ma guardando una donna non sei mai stato del tutto vulnerabile... non ne conosci una che ti risollevi con gli occhi, sentendo che Dio ha mandato un angelo sulla terra solo per te, per salvarti dagli abissi dell'inferno. Non sai cosa si prova ad essere il suo angelo, avere tanto amore per lei, vicino a lei per sempre, in ogni circostanza, incluso il cancro. Non sai cosa si prova a dormire su una sedia d'ospedale per due mesi tenendole la mano, perché i dottori vedano nei tuoi occhi che il termine "orario delle visite" non si applica a te. Non sai cos'è la vera perdita perché questa si verifica solo quando ami una cosa più di quanto ami te stesso: dubito che tu abbia mai osato amare qualcuno a tal punto. Io ti guardo, e non vedo un uomo intelligente, sicuro di sé, vedo un bulletto che si caga sotto dalla paura. Ma, sei un genio Will, chi lo nega questo. Nessuno può comprendere ciò che hai nel profondo. Ma tu hai la pretesa di sapere tutto di me perché hai visto un mio dipinto e hai fatto a pezzi la mia vita del cazzo. Sei orfano giusto? Credi che io riesca a inquadrare quanto sia stata difficile la tua vita, cosa provi, chi sei, perché ho letto Oliver Twist? Basta questo ad incasellarti? Personalmente, me ne strafrego di tutto questo, perché sai una cosa, non c'è niente che possa imparare da te che non legga in qualche libro del cazzo. A meno che tu non voglia parlare di te. Di chi sei. Allora la cosa mi affascina. Ci sto. Ma tu non vuoi farlo, vero campione? Sei terrorizzato da quello che diresti. A te la mossa, capo.
Will Hunting – Genio ribelle, regia di Gus Van Sant, 1997 con Robin Williams, Matt Damon e Ben Affleck.

venerdì 8 agosto 2014

Frammenti 209



"Vera democrazia non si ha là dove, pur essendo di diritto tutti i cittadini ugualmente elettori ed eleggibili, di fatto solo alcune categorie di essi dispongano dell’istruzione sufficiente per essere elementi consapevoli ed attivi nella lotta politica. La democrazia non è, come i suoi critici hanno cercato di raffigurarla deformandola, la tirannia della quantità sulla qualità, […] della massa analfabeta sui pochi competenti colti; ma deve, per dare i suoi frutti, essere consapevole scelta dei valori individuali operata non in una ristretta cerchia di privilegiati dalla cultura, ma nell’ambito di tutto un popolo reso capace dall'istruzione di giudicare i più degni".
Piero Calamandrei Contro il privilegio dell’istruzionepp. 112-113
 in: Bisogna difendere la scuola! Biopolitica e istruzione in Italia.


Contenuto in:


a cura di Claudia Boscolo
 Prefazione di Maria Maddalena Mapelli 
Copertina: Sabrina Manfredi, *Uncanny*, 1993

venerdì 1 agosto 2014

Frammenti 208



"Il godimento è sbarrato a colui che parla in quanto tale".
Jacques Lacan, Sovversione del soggetto e dialettica del desiderio nell’inconscio in Scritti, p.825

mercoledì 30 luglio 2014

Segnalazioni 62. EBOOK: NON FATE I BRAVI. Educare e normalizzare in Italia oggi



a cura di Claudia Boscolo
 Prefazione di Maria Maddalena Mapelli 
Copertina: Sabrina Manfredi, *Uncanny*, 1993


Non è mai facile presentare lavori in cui si è direttamente coinvolti e questo non fa eccezione. Fortunatamente Non fate i bravi. Educare e normalizzare in Italia oggil'ebook gratuito in questione, è un volume a più voci che fa della differenza di prospettive, della singolarità e della problematizzazione il punto di forza per evitare di scadere nella retorica logora che contraddistingue tanti lavori di gruppo. Quelle corali che servono a celare dietro nomi diversi l'unicità del messaggio e l'omologazione delle narrazioni. In questo ebook, liberamente scaricabile dal sito della rivista psychiatryonline.it, ciò che è comune alle diverse prospettive degli autori è la volontà di problematizzare i modelli pedagogici e educativi che fanno della normalizzazione la propria ragion d'essere. Il resto è pura differenza di visioni, di modelli, di ermeneutiche. Il progetto è nato sulla rete, quasi per caso, è stato curato con attenzione e competenza da Claudia Boscolo, che ha organizzato una struttura solida in grado di tenere insieme i diversi frammenti, e presenta la prefazione di Maria Maddalena Mapelli. 

mercoledì 16 luglio 2014

Frammenti 207




"L'insegnare è ancora più difficile dell'imparare. Lo si sa bene; ma lo si pondera raramente. Perché l'insegnare è più difficile dell'imparare? Non perché l'insegnante deve possedere la somma maggiore di conoscenze e averla a disposizione in ogni momento. L'insegnare è più difficile dell'imparare perché insegnare significa: lasciare imparare. L'autentico insegnante non lascia addirittura imparare nient'altro che - l'imparare. Perciò il suo fare suscita spesso anche l'impressione che presso di lui non si impari propriamente niente, a condizione che ora inavvertitamente si comprenda sotto "imparare" solo il procurasi conoscenze utili. L'insegnante è più avanti degli apprendisti unicamente per il fatto che lui ha da imparare ancora molto più di loro, vale a dire: il lasciare-imparare. L'insegnante è molto meno sicuro del fatto suo di quanto non lo siano i discenti del loro. Perciò nel rapporto tra insegnante e allievo, quando è un vero rapporto, giammai entra in gioco l'autorità di "chi conosce molto" e l'influenza autoritaria di chi occupa una posizione ufficiale. Per questo diventare un insegnante rimane una cosa elevata, ben diversa dall'essere un famoso docente. Presumibilmente dipende da questa cosa elevata e dalla sua elevatezza, che oggi, mentre tutto viene misurato solo verso il basso e dal basso, per esempio a partire dall'affare, nessuno voglia più diventare insegnante. Presumibilmente questa avversione è legata a ciò che, essendo più considerevole, dà da pensare".
Martin Heidegger, Che cosa significa pensare?, pp. 107-108

venerdì 4 luglio 2014

Voci nel deserto 90



"...non dico de summo illo Deo, qui scitur melius nesciendo..."
Agostino di Ippona, De Ordine, II, 16.44.