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sabato 20 giugno 2015

Frammenti 226. La fatica del concetto



«Solo nel lavoro del concetto è possibile guadagnare pensieri veri e comprensione scientifica. Soltanto il lavoro del Concetto può produrre l'universalità del sapere»
G.W.F. Hegel, Fenomenologia dello spirito, Rusconi, Milano 1995, «Prefazione», pp. 139

domenica 14 giugno 2015

Schegge 47. Insegnanti di serie C




Insegno "storia e filosofia " e ho anche la specializzazione sul sostegno e sono uno di quelli che in questa funzione ha trascorso le sue ore ad accompagnare l'alunno in bagno a fare i suoi bisogni (perché il bidello non c'era o si imboscava), a pulirlo e lavarlo; ho preso colpi di forbice, qualche testata e diverse manate in faccia (ma non sono mai finito in ospedale: per fortuna sono quella che dalle mie parti si chiama "una carne di pecora"), ma ho avuto anche tante soddisfazioni. Forse le più importanti da quando svolgo questo mestiere. 

lunedì 1 giugno 2015

Segnalazioni 67. Lavorare nel medioevo: un mito da decostruire



Ho letto con molto favore un contributo tradotto per Comune info dal titolo: "Era meglio lavorare nel medioevo". Cosa ci dice questo breve e incisivo articolo? In sintesi che 

"prima del capitalismo la maggior parte delle persone non lavorava per nulla molto a lungo. Il ritmo della vita era lento, persino tranquillo; il ritmo del lavoro rilassato. I nostri antenati possono non essere stati ricchi, ma avevano abbondanza di tempo libero. Quando il capitalismo ha aumentato i loro redditi, si è anche preso il loro tempo. In realtà ci sono buoni motivi per ritenere che le ore lavorative a metà del diciannovesimo secolo costituiscano lo sforzo lavorativo più prodigioso dell’intera storia del genere umano".

Schegge 46. Lavoro ieri.

Bruegel Pieter - Contadini 1565


“Il lavoratore si prenderà un lungo riposo al mattino; 

buona parte del giorno sarà trascorsa prima che venga al suo lavoro; 
poi deve fare colazione, come se non l’avesse fatta alla sua ora solita o altrimenti ci sono musi lunghi e mugugni; quando scocca l’ora abbandonerà il suo carico in mezzo alla strada e qualsiasi cosa stia facendo l’abbandonerà al suo stato, anche se molte volte si è guastata prima che torni; non può trascurare il suo pasto, qualsiasi pericolo incomba sulla sua opera. 
A mezzogiorno deve fare la pennichella, poi la sua bevutina nel pomeriggio, che consuma gran parte del giorno; e quando a sera arriva l’ora, al primo tocco dell’orologio getta i suoi arnesi e lascia il lavoro in qualsiasi stato o necessità si trovi". 
James Pilkington, Vescovo di Durham, circa 1570

mercoledì 20 maggio 2015

Segnalazioni 66. Heidegger, il nazismo e la pietà del pensiero.

«Se c'è un silenzio che proviene dalla vigliaccheria tipica dell'essere umano incapace di riconoscere il proprio errore e con esso il male generato di cui si era più o meno consapevoli, c'è altresì un silenzio che nasce dalla vergogna, la quale sconta nell'esistere il non detto e il troppo rumore che intorno ad esso si crea. Come si colloca dunque la Judenfrage nel pensiero di Heidegger? Quali responsabilità si possono ascrivere al filosofo davanti all'orrore dell'Olocausto?»


sabato 9 maggio 2015

Schegge 45. Il coraggio di Peppino



"La mafia è una montagna di merda!"

Per dirlo, cantarlo, urlarlo, oggi come ieri in alcune zone della Sicilia - e dell'Italia intera- ci vuole coraggio. Il coraggio del parresiasta che si mette in gioco e che mette in gioco la propria vita. Il coraggio dell'onestà.


Questa, al di là degli stucchevoli e tardivi riconoscimenti di maniera, è la lezione di Peppino Impastato all'oggi: ai ragazzi in cerca di facili soluzioni, annoiati in classi disegnate a "C" o a "L"; ai tanti disoccupati che per mezza giornata di "vedetta" prendono quanto un portuale dopo tre giorni di fatica sotto il sole. 


La lezione di Peppino, la sua eredità, verte sul coraggio che viene dall'etica dell'indignazione e dal disgusto, quello che deve essere riattivato nei giovani delusi - e quindi stanchi. Ogni ‪#‎buonascuola‬ non può che partire da qui.

domenica 26 aprile 2015

Frammenti 225

da: mott.pe


"Io non vedo che da un punto ma, nella mia esistenza, io sono guardato da ogni parte".
Jacques Lacan, I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi (1964), p.71