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mercoledì 27 luglio 2016

Frammenti 259


«Quando supponiamo che non-senso dica il proprio senso, 
vogliamo indicare,
al contrario, 
che il senso e il non senso hanno un rapporto specifico che non può essere ricalcato sul rapporto del vero e del falso, 
cioè che non può essere concepito semplicemente come un rapporto di esclusione».
Gilles Deleuze, Logica del senso, p.66.

martedì 26 luglio 2016

Frammenti 258




«Le condizioni di possibilità della storia reale sono, insieme, le condizioni della sua conoscenza. Speranza e ricordo, o, più in generale, aspettativa ed esperienza (poiché l'aspettativa ha un campo più ampio della speranza, e l'esperienza scende più in profondità del ricordo) costituiscono la storia e insieme la sua conoscenza, e le costituiscono precisamente in quanto indicano e producono la connessione interna tra il passato e il futuro di ieri, oggi o domani. 
Vengo così alla mia tesi: esperienza e aspettativa sono due categorie atte a tematizzare il tempo storico, in quanto intrecciano tra loro il passato e il futuro. Queste categorie servono a rintracciare il tempo storico anche nella ricerca empirica, perché, arricchite di contenuti adeguati, guidano i gruppi che agiscono concretamente nella realizzazione del movimento sociale o politico».
Reinhart Koselleck, Futuro passato.Per una semantica dei tempi storici [1979], p.303

domenica 24 luglio 2016

Frammenti 257



«Lo dico fin d'ora: preferisco la coppia continuità/svolta al concetto di rottura. La storia si svolge in un continuum. Una serie di cambiamenti - che spesso non sono simultanei - segnano delle evoluzioni. Quando un certo numero di cambiamenti riguardano campi così diversi come l'economia, i costumi, la politica o le scienze; quando questi cambiamenti finiscono con l'interagire tra loro fino a costituire un sistema, o comunque un nuovo paesaggio, allora possiamo veramente parlare di un cambiamento di periodo. In ogni caso, nessun cambiamento può essere ricondotto ad un'unica data, un unico fatto, un unico luogo, un unico campo dell'attività umana. 
Per noi francesi, la seconda guerra mondiale comincia nel 1939. Per gli americani e i russi nel 1941, ma per i cechi inizia piuttosto nel 1938. Analogamente, facciamo sparire l' Ancien Régime politico nel 1789. Ideologicamente, per così dire, era già morto da circa un secolo, con la scottante disputa sul giansenismo. Culturalmente invece persiste in vaste aree del XIX secolo, non foss'altro che nell'impresa napoleonica. François Furet ha mostrato chiaramente che la Rivoluzione francese prosegue per una buona parte dell'Ottocento».
Jacques Le Goff, Alla ricerca del Medioevo [2003], p.33

venerdì 22 luglio 2016

Frammenti 256


[genealogia di una Nazione moderna]
"Nei mesi che vanno dall'autunno del 1914 all'estate del 1915 il governo ottomano prese una serie di decisioni che sfociarono nella decimazione della popolazione armena cristiana dell'impero ottomano. Prima della guerra la comunità armena era sparsa per l'impero. La maggioranza apparteneva alla chiesa apostolica armena, benché esistessero anche alcune minoranze cattoliche e protestanti. Vi erano alcune concentrazioni particolari di popolazione armena, che non costituivano però maggioranze demografiche, tranne a livello locale negli insediamenti storici armeni. Essi erano situati in Cilicia, a nord e nord-ovest del golfo di Alessandretta sulla costa mediterranea, dove gli armeni vivevano fin dall'inizio del Medioevo, e nelle province orientali dell'Anatolia, vasta regione delimitata dal Mediterraneo e da Cilicia, Siria, Mesopotamia, Persia, Caucaso e mar Nero, un'area dove l'insediamento degli armeni risale a 3000 anni fa (si veda la Carta 2). Anatolia e Cilicia costituiscono parte rilevante del territorio della Turchia moderna.
Durante la prima guerra mondiale, gli armeni dell'Anatolia orientale vennero uccisi sul posto – destino riservato a molti uomini e ragazzi – o deportati nelle zone desertiche del moderno Iraq o verso sud, in Siria. Lungo il tragitto della deportazione subirono massicce e ripetute depredazioni – stupri, rapimenti, mutilazioni, uccisione diretta e morte per fame, sete o per il caldo – per mano dei gendarmi ottomani, delle truppe irregolari turche o curde e delle tribù locali. Anche l'esercito ottomano fu coinvolto nei massacri. Alle donne rapite e ad alcune sopravvissute e a molti orfani venne imposta la conversione all'Islam come mezzo di assimilazione alla «nuova Turchia»".
Donald Bloxham, Il "grande gioco" del genocidio. Imperialismo, nazionalismo, e lo sterminio degli armeni ottomani, p.5

Frammenti 255



"A differenza dell'interpretazione dello storiografo francese Braudel, non credo che l'ambiente fisico permetta di dominare, ma nel caso del Mediterraneo siamo di fronte a uno spazio stretto e lungo dove l'interazione è stata continua" [cit]

David Abulafia, nel suo gigantesco libro "Il gran mare. Una storia umana del Mediterraneo" [Mondadori], offre una rilettura dell'epopea Mediterranea che cerca di prendere le distanze dalla grande interpretazione di Braudel ( come sostenuto anche in questa intervista: http://pierluigimontalbano.blogspot.it/2014/09/intervista-con-david-abulafia-i-confini.html). 

Discontinuità e non persistenze, uomini più che ambiente, dice Abulafia. Anche se alla fine, la scelta di dare spazio all'antichità (e alla preistoria), sembra un modo per ricollegarsi proprio a quella lunga temporalità braudeliana senza la quale questa potente storia, forse, non può essere compresa.

lunedì 18 luglio 2016

Frammenti 254




«Abbiamo scoperto come, dall'epoca in cui le guerre si concepivano in termini di gloria e supremazia, sino ad oggi, quando ormai la fase culminante della storia della guerra e di quanto essa ha potuto creare si è conclusa, la guerra stessa, cui in origine spettava un ruolo fondamentale sullo scenario mondiale, è stata declassata in un colpo solo a una parte da attore di serie B.

Una guerra che ha cambiato il mondo alla fine ha cambiato la guerra stessa. E' una considerazione veramente bizzarra e singolare, e tuttavia tale da indurre a profonde riflessioni».
Qiao Liang, Wang Xiangsui, Guerra senza limiti. L'arte della guerra asimmetrica fra terrorismo e globalizzazione, pp.37-38

domenica 17 luglio 2016

Frammenti 253



«Esiste un divenire rivoluzionario che non è affatto la stessa cosa del futuro della rivoluzione, e che non passa necessariamente attraverso i militanti.
Esiste un divenire filosofia che non ha nulla a che vedere con la storia della filosofia, e che passa piuttosto attraverso coloro che la storia della filosofia non giunge a classificare
».
Gilles Deleuze, 1977
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