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sabato 25 febbraio 2012

Voci nel deserto 51.



"Il filosofare, oggi, ha perso il suo luogo.
Si pretenderebbe che gli siano rimaste le aule universitarie,
dalle quali pero’ risuona soltanto uno squittio di topi.
E così siamo stati tutti defraudati del potere di interrogare e rispondere,
a vantaggio dei cosiddetti professori,
che dovrebbero pensare per noi:
esserini modesti,
che hanno fisionomia da bancari e cercano di far garantire dall’istituzione università la verosimiglianza dei loro ragionamenti.
Questo è il quadro.
Che mi fa dire che uno si porta il filosofare con sé .
E se è sul palcoscenico o davanti a una determinata platea, allora il filosofare è lì .
Non è la cattedra a garantir serietà .
Infatti, in una piazza hai a che fare con passioni, emozioni, ragionari che ti investono in prima persona. Dovremmo preferire la gelida e insignificante sala di un convegno,
dove si svolgono interventi prestabiliti e monatologici dei professori?”
Manlio Sgalambro, la Repubblica, 20 febbraio 2011

Voci nel deserto 50.



"Farsi un cantuccio dove dire le proprie preghiere o profferire le proprie bestemmie:
questo cerca ormai lo stanco meditante.
O sibili sentenze o imbastisca frasucce,
il pensiero lo perseguita e si poggia rovente sulla sua anima danzante".
Manlio Sgalambro, Del pensare breve, p.54.

Voci nel deserto 49.



"Noi viviamo la vita in modo quasi automatico,
la vita diventa invisibile:
la filosofia può rendere visibile qualcosa che noi dobbiamo ripensare.
Direi che preferisco la filosofia come esercizio e non soltanto come discorso".
Arnold Ira Davidson, La Reppublica, 2 aprile 2004

venerdì 24 febbraio 2012

Frammenti 79.



"Vediamo dunque, qual è il processo da cui risulta quella particolar rappresentazione che si suol chiamare umoristica;
se questa ha peculiari caratteri che la distinguono, e da che derivano;
se vi è un particolar modo di considerare il mondo, che costituisce appunto la materia e la ragione dell'umorismo.
[...] Ho già detto altrove, e qui m'è forza ripetere– l'opera d'arte è creata dal libero movimento della vita interiore che organa le idee e le immagini in una forma armoniosa, di cui tutti gli elementi han corrispondenza tra loro e con l'idea madre che le coordina.
[...] Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di qual orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d'abiti giovanili.
Mi metto a ridere.
"Avverto" che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa espressione comica. Il comico è appunto un "avvertimento del contrario".
Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente, s'inganna che, parata così, nascondendo le rughe e le canizie, riesca a trattenere a sé l'amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario.
Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l'umoristico.
[...] non ci fermiamo alle apparenze, ciò che inizialmente ci faceva ridere adesso ci farà tutt'al più sorridere". Luigi Pirandello,  L'umorismo, 1908

mercoledì 22 febbraio 2012

Voci nel deserto 48.



"Il fenomeno da considerare,
qui,
non è il semplice essente,
né il suo modo d'essere presente,
ma l'entrata in presenza,
entrata sempre nuova,
quale che sia il dispositivo storico in cui appare il dato".
Reiner Schurmann, Dai principi all'anarchia. Essere e agire in Heidegger.

Voci nel deserto 47.


 "Vorrei dire qualcosa sulla funzione di ogni diagnosi sulla natura del presente. (...)
Qualunque descrizione deve sempre concordare con quelle specie di fratture virtuali che aprono gli spazi di libertà intesi come uno spazio di libertà concreta, 
cioè di cambiamento possibile". 
 Michel Foucault in Gérard Raulet, Strutturalismo e Poststrutturalismo. Intervista a Michel Foucault (1983), in Franco Riccio-Salvo Vaccaro (a cura di), Adorno e Foucault, ILA Palma, Palermo, 1990, p. 96

martedì 21 febbraio 2012

Incipit 35. Elettra Stimilli, Il debito del vivente. Ascesi e capitalismo, Quodlibet, Macerata 2011, pagg. 291.



Il paradigma immunitario, fatto conoscere in Italia grazie alle analisi di Roberto Esposito, afferma un carattere paradossale dell'esistenza umana nell'epoca della biopolitica : l'ossessiva attenzione per la salvaguardia del dato biologico, la zoé, che si declina in tanatopolitica, in politica mortifera, secondo l'accezione nietzsche-deleuziana di prassi che mortifica le "forme di vita".