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domenica 20 aprile 2014

Te Deum


In birra veritas...
Buone feste amici erranti

giovedì 17 aprile 2014

Schegge 36




Sono stato a Terezín con i miei alunni, il campo di concentramento organizzato da Heydrich sulla fortezza voluta da Giuseppe II alla fine del 700 per fronteggiare i Prussiani. La funzione principale del Lager era quella di luogo di raccolta per gli Ebrei che dovevano essere smistati ad Auschwitz e ad altri campi di sterminio. Vi morirono "naturalmente" (per gli stenti) 33 mila tra Ebrei e altri "diversi". Non è tra i luoghi peggiori pensati dai nazisti, l'unica camera a gas che si cercò a costruire non venne portata a termine per la ribellione dei prigionieri a guerra quasi ultimata. Eppure, vedere lo stanzone di 15 metri quadrati dove venivano rinchiusi un centinaio di Ebrei che potevano "godere" soltanto di una misera bocchetta d'aria, rendono, ai miei occhi, le parole e i fotomontaggi pubblicati in questi giorni da Grillo qualcosa di vomitevole, di inaccettabile. Il disprezzo implicito per la sofferenza respirata in ognuna di queste eterotopie del Male assoluto basta a squalificare qualsiasi velleità politica intuibile dietro tanto inutile ciarlare.


martedì 1 aprile 2014

Epigrafi 19



Addio a Jacques Le Goff, lo storico che mi ha raccontato magistralmente e fatto amare il Medio Evo (Tolone, 1º gennaio 1924 – Parigi, 1º aprile 2014)

Ho sempre amato la "storia", fin da ragazzino, quando la mia maestra, una di quelle che usavano ancora la bacchetta di legno e ricordava con tenerezza i periodi in cui si poteva far inginocchiare un alunno sui ceci, mi regalò un paio di fascicoli a fumetti dedicati agli "Eroi del passato". "Storia monumentale" l'avrebbe definita Nietzsche nella sua Inattuale, per me fu l'atto definitivo di un amore con il passato che non mi avrebbe più abbandonato. Avevo 7 anni e non conoscevo Jacques Le Goff. Lo avrei incontrato alle scuole superiori grazie ad un'altra docente -questa volta di italiano- con il vizio di regalare libri ai suoi alunni, anche a quelli svogliati che preferivano la lettura anarchica alle lezioni segnate sul registro di classe. Il libro era "Il meraviglioso e il quotidiano nell'occidente medievale": raccontava una storia che non era quella dei re, dei generali e dei consoli presenti nei fascicoli a fumetti della maestra ma era qualcosa di diverso che puntava l'attenzione sui sogni, le credenze e l'immaginario dei miei antenati. Da allora non ho saputo più fare a meno di questa storia posta all'incrocio tra psicologia collettiva e paure singolari, tra immaginario di gruppo e memoria individuale. Le Goff è stato il compagno di viaggio di questo amore per una storia che non fa rumore, che non parla di battaglie e di sangue ma di come si trema e si suda durante un conflitto. E' stato lo storico che decine di volte ho portato sulla cattedra per mostrare agli alunni perplessi che fare storia non è solo quel raccontare storielle trite e ritrite ma è anche un'avventura popolata da fantasmi, illusioni, tremori, immagini e colori tanto uguali, quanto distanti dai nostri.

domenica 30 marzo 2014

Schegge 35



Se non dovessi pagarle (insieme a migliaia di insegnanti) ancora una volta sulla carne, le alchimie discorsive della Giannini mi apparirebbero quasi divertenti, degne eredi delle pozioni della maga Amelia: vuole rilanciare l'occupazione, salvaguardando il principio di precarietà e senza puntare sul turn over. Il tutto al netto di un piano di lungo termine che ha "i secoli contati". Gorgia impallidirebbe.

sabato 29 marzo 2014

Frammenti 197



"Secondo me c'è una morale ovunque.
Quando Nietzsche dice "Abbasso la morale di Al di là del bene e del maleaggiunge subito nella stessa frase:
"ma attenzione non siate sciocchi, non imitate chi invita al suicidio".
Al di là del bene e del male non vuole affatto dire:
"al di là del buono e del cattivo". 
Vuole dire che il bene e il male sono di fatto una mistificazione,
non vuol dire "vale tutto". 
Gilles Deleuze, Ethique et morale, Vincennes 1980

sabato 22 marzo 2014

Epigrafi 18




Caro prof. Monti (ex presidente del consiglio),
questa mattina, animato da italico, retorico, sdegno, Le rivolgo idealmente questa brevissima riflessione sollecitata dalle parole dell' a.d.di Ferrovie Moretti e dal ricordo delle Sue affermazioni sui docenti della scuola italiana.

I gruppi di potere che vogliono salvaguardare un ancien régime letale per l'Italia non sono gli insegnanti da 1300 euro al mese, ma gli sfacciati da 1300 euro per la mezza giornata di lavoro. Quelli che come il dott. Moretti minacciano -ma non lo faranno mai, visto che l'Italia dei privilegiati è un bel posto- di abbandonare il Bel Paese qualora non gli siano riconosciuti quei privilegi e quegli stipendi da emiri che percepiscono in barba ad ogni buon senso -e ad ogni buon gusto.

Rottamiamoli pure e non temiamo di svecchiare le logiche nepotiste e classiste di questo paese. Questa sì che sarebbe una lotta ai corporativismi. Tanto i treni che prendiamo noi italiani conservatori ogni mattina per andare a lavorare nelle scuole disastrate del Paese non arriveranno ugualmente in orario e saranno sporchi come lo sono tutti i santi giorni.
Cordialmente

Un lavoratore conservatore della scuola italiana

sabato 15 marzo 2014

Trattativa Stato-Mafia.Chi ha vinto e chi ha perso?




Il volume di Fiandaca e di Lupo (Laterza 2014) "La mafia non ha vinto. Il labirinto della trattativa", che ha fatto levare gli scudi a Travaglio ancor prima che fosse pubblicato, è un esercizio appassionante di critica dell'ovvio. 
La tesi sostenuta è scomoda: "lo Stato ha fatto bene a trattare". Non la condivido perché ritengo gli autori siano incorsi in una classica fallacia confondendo causa ed effetto. Lo Stato non ha trattato per porre fine alla stagione stragista ma (se lo ha fatto) aprendo un tavolo di trattativa ha posto in essere le condizioni per la stagione delle bombe, per il suo perseguimento, per la determinazione della posta in palio. Questo, che dovrebbe essere lo stesso appunto mosso da Travaglio, non ne produce le medesime valutazioni. Ritengo, infatti, che la valutazione storica, quella etica e quella giudiziaria non si debbano sovrapporre, pena un'altra fallacia, questa volta chiaramente epistemologica trattandosi di operazioni discorsive che utilizzano logiche diverse. 
Il libro dovrebbe essere letto tenendo fermo quest'ultimo punto, evitando il giudizio moraleggiante che rappresenta lo spettro di tutta la questione. Problematizzare la congiuntura è il lascito fecondo di una lettura storica della stagione. Lupo, con il precedente "Che cos'è la mafia. Sciascia e Andreotti, la mafia e la politica", c'è riuscito; attendo di terminare la lettura per giudicare se il lavoro a quattro mani, fermo restando l'obiezione sopra mossa, ripeterà il risultato.

Glossa
Il precedente saggio di Fiandaca in cui il giurista sviluppa le proprie obiezioni alla "trattativa" è stato pubblicato sull’Annuario di scienze penalistiche  Criminalia (anno 2012) per le edizioni ETS (lo trovate qui)