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domenica 24 gennaio 2016

Incipit 43. Parole armate di Philippe-Joseph Salazar (Bompiani 2016)



Sgozzature, lapidazioni, defenestrazioni, crocifissioni, esecuzioni di donne, bambini e anziani, come forma di disciplinamento di massa alle "quali assistono folle intere, mentre fanno acquisti o nel bel mezzo del traffico di tutti i giorni" (p. 10). Tra tanti segni di barbarie, gli omicidi ritualizzati e "scenarizzati" a fini di propaganda, forse, rappresentano l'elemento che più di tutti ha colpito l'immaginario dell'Occidentale, quello che si confronta con ciò che Slavoj Žižek definisce l'orrore del Reale insimbolizzabile. Un orrore incomprensibile che, proprio per questo, scatena sterili reazioni di diniego e ingenui tentativi di reductio ad absurdum. Si invoca l'analfabetismo culturale e politico, l'idiozia gutturale sottolineata "dalle grida dei selvaggi" (p. 10), si riporta tutto alla miseria psico-sociale di chi, nato e cresciuto in una condizione di cieca disperazione, regredirebbe alla condizione animale (avete mai visto animali uccidere ritualmente?). Ma siamo così sicuri che oltre lo sconcerto ci sia solo il confronto con un mondo-barbaro da cui crediamo esserci emancipati? Non è che semplicemente ci stiamo rapportando con un mondo che utilizza logiche espressive - e quindi modelli mentali - troppo diversi dai nostri per poterli ridurre alle comode e rassicuranti coordinate che danno forma al mondo sorto dall'Illuminismo?  

giovedì 21 gennaio 2016

Incipit 42. Guida portatile alla psicopatologia della vita quotidiana di Costanza Jesurum (Minimum Fax)




L'ho divorato in un paio di notti insonni siciliane, dopo averlo lasciato per mesi negli scaffali della libreria, credo, inconsciamente, per quella copertina che visceralmente mi ricorda i libri di Giulio Cesare Giacobbe; qualcosa tipo Come cambiare il proprio passato. Con il trapianto di memoria, libro che fa anche ridere ma alla fine ti lascia come dopo un'abbuffata di ricci-di-mare: vuoto e con il doppio della fame. Leggendo, invece, "Guida portatile alla psicopatologia della vita quotidiana" (Minimum fax) mi sono immediatamente ricreduto e ho avuto l'ulteriore conferma di quanto il nostro inconscio, qualunque cosa sia, e da qualunque fantasma sia incorniciato, non opera in vista del nostro interesse (che, detta così, suona anche esagerata ma dovrebbe rendere l'idea). Il libro di Costanza Jesurum, che ho imparato a conoscere attraverso la lettura di un blog molto interessante che tiene con il nome di bei Zauberei, riesce a parlare di noi, delle nostre quotidiane ossessioni, senza scadere in quell'esercizio logoro - in cui la collettività sembra eccellere - che è il guardarsi l'ombelico apparentemente per piangersi addosso ma in verità per cantare le lodi implicite della tarda-Modernità. Un'età ammalata a causa di troppa complessità e soverchie ruminazioni mentali. Una strana epoca, quindi, i cui stati patologici raccontano in filigrana la complessità di un mondo che anche per prendere una supposta sente la necessità di scomodare Freud e i suoi Tre saggi sulla teoria sessuale. 

mercoledì 13 gennaio 2016

Frammenti 231

 


"La distruzione del passato, o meglio la distruzione dei meccanismi sociali che connettono l'esperienza dei contemporanei a quella delle generazioni precedenti, è uno dei fenomeni più tipici e insieme più strani degli ultimi anni del Novecento. La maggior parte dei giovani,alla fine del secolo è cresciuta in una sorta di presente permanente, nel quale manca ogni rapporto organico con il passato storico del tempo in cui essi vivono. Questo fenomeno fa si che la presenza e l'attività degli storici, il cui compito è di ricordare ciò che gli altri dimenticano, siano ancor più essenziali alla fine del secondo millennio di quanto mai lo siano state nei secoli scorsi. Ma proprio per questo motivo gli storici devono essere più che semplici cronisti e compilatori di memorie, sebbene anche questa sia la loro necessaria funzione".
Eric J. Hobsbawm, Il Secolo breve, p.13



sabato 9 gennaio 2016

Frammenti 230



Michel De Certeau (Chambéry17 maggio 1925 – Parigi9 gennaio 1986)

"I "valori" svuotati, ai quali non si crede più, diventeranno una retorica, divisa di apparato per una solidarietà (o una complicità?) tra interessi particolari. Le grandi parole come "libertà", "nazione" o "democrazia" finiranno per nascondere unicamente il cadavere di ciò che designavano. O, meglio, finiranno per funzionare come un linguaggio figurato per un'altra cosa, che ognuno comprenderà assai bene e sulla quale ci si intenderà da lì in poi: "Arricchiamoci". Questo nuovo accordo avrà come vocabolario l'automobile, il frigorifero, la televisione, cioè tutti i "segni" dell'arricchimento privato."
Michel De Certeau, Debolezza del credere" (1987), p. 73

venerdì 1 gennaio 2016

Incipit 2015. 6 libri che meritano di essere letti



Nello spirito di questa rubrica - Incipit - che si propone di presentare brevemente dei libri, segnalo 6 titoli pubblicati nel 2015 che secondo me meritano di essere ricordati. 

domenica 27 dicembre 2015

Frammenti 229



"Pirandello l'ha detto in modo diverso, con il titolo di una commedia:"Sei personaggi in cerca d'autore". Ma perché limitarci a questo? Non potrebbe essere qualcosa di ancora più piccolo, di più frammentario? E' un pensiero che vaga in cerca di un pensatore dentro cui abitare"
W. R. Bion

venerdì 18 dicembre 2015

Incipit 41. Il Nuovo Testamento. Un'introduzione di Bart D. Ehrman (ed. Carocci)




Ho sempre pensato - e qui sono d'accordo con Cacciari - che chi si occupa di filosofia - ma più in generale ogni persona di media cultura - non possa non avere un'infarinatura storico-teologica sulle origini del cristianesimo, sul corpus di scritti che ne sono alla base, sui problemi che la particolare natura delle fonti suscita. Per questo, in un'epoca di rinnovati livori religiosi, di crociate invocate o soltanto mimate e di cristianesimi da operetta, il volume di Bart D. Ehrman (autore discutibile e non sempre all'altezza ma che qui si supera) appena pubblicato da Carocci è un'opera necessaria. Non soltanto perché è un'introduzione ben fatta sulle origini, i problemi e i nodi religiosi che stanno dietro alla formazione del Nuovo Testamento ma anche perché è un repertorio di problemi irrisolti (e - forse irrisolvibili), di opinioni contraddittorie, di punti di vista tanto divergenti da risultare inconciliabili. Prospettive che possono fare comprendere, anche al lettore meno esperto, quanto ciò che tradizionalmente viene definito canonico sia il frutto di scelte ermeneutiche, di lotte di potere, di prese di posizione risultate vincenti. Tutto tranne che un ordinato percorso di sedimentazione della tradizione.