"Il filosofare, oggi, ha perso il suo luogo.
Si pretenderebbe che gli siano rimaste le aule universitarie,
dalle quali pero’ risuona soltanto uno squittio di topi.
E così siamo stati tutti defraudati del potere di interrogare e rispondere,
a vantaggio dei cosiddetti professori,
che dovrebbero pensare per noi:
esserini modesti,
che hanno fisionomia da bancari e cercano di far garantire dall’istituzione università la verosimiglianza dei loro ragionamenti.
Questo è il quadro.
Che mi fa dire che uno si porta il filosofare con sé .
E se è sul palcoscenico o davanti a una determinata platea, allora il filosofare è lì .
Non è la cattedra a garantir serietà .
Infatti, in una piazza hai a che fare con passioni, emozioni, ragionari che ti investono in prima persona. Dovremmo preferire la gelida e insignificante sala di un convegno,
dove si svolgono interventi prestabiliti e monatologici dei professori?”
Manlio Sgalambro, la Repubblica, 20 febbraio 2011







