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lunedì 27 luglio 2015

Epigrafi 21



"Il mestiere dello scrittore consiste nel raccontare storie. Così era ai tempi di Omero e così è ancora oggi. È un mestiere antico come il mondo, che risponde ad una necessità degli esseri umani, ad un loro bisogno fondamentale: quello di raccontarsi. Finché ci saranno nel mondo due persone, ci sarà chi racconta una storia e ci sarà chi ascolta una storia. Quante cose si fanno, o si sono fatte, che non si sarebbero mai fatte se non ci fosse stata la possibilità di raccontarle! Senza la memoria del passato che è all'origine di ogni racconto, il nostro percorso di civiltà sarebbe ancora fermo da qualche parte nella notte dei tempi. Le grandi conquiste e le grandi imprese di ogni genere non avrebbero avuto lo stimolo per compiersi, e anche gli atti di eroismo sarebbero stati rari, e sarebbero stati scambiati per follia"
Sebastiano Vassalli (Genova, 24 ottobre 1941 – Casale Monferrato, 27 luglio 2015)

mercoledì 22 luglio 2015

Le estati di Leonardo Sciascia alla Noce (e le mie).


In questo studio immerso nella campagna siciliana Leonardo Sciascia, durante i tre mesi dell'estate, con rigore e metodo, ogni mattina dalle 8 alle 12 scriveva le 3-4 cartelle quotidiane da cui sarebbe venuto fuori il libro che con cadenza quasi annuale dava alle stampe. In uno dei pomeriggi che d'estate ho la fortuna di trascorrere in una stanza molto simile, in una casa di campagna che tanto mi ricorda quella dello scrittore, mi sono imbattuto in un testo del 1984 in cui Leonardo Sciascia rievoca il clima delle sue vacanze estive alla Noce, la contrada di campagna a 6 chilometri da Racalmuto nella quale è presente lo studio della fotografia. Il racconto, ospitato su Malgrado tutto, descrive le atmosfere, i personaggi, i ricordi, ma è sopratutto la celebrazione di un luogo quasi fuori dal tempo.

giovedì 9 luglio 2015

Schegge 48



Alla fine di un circuito che ha esaltato non tanto il decisionismo quanto l'arroganza del potere il DDL ‪#‎labuonaScuola‬ è diventata legge, tra gli olé dei tanti risentiti contro la classe docente - vuoi per conflitti infantili non sanati, vuoi per la partecipazione ad un immaginario collettivo inquinato - e il plauso di quanti credono alla barzelletta delle assunzioni e dell'aumento dei fondi (ripartizione classista bisognerebbe chiamarla più propriamente).
Resta un dato: l'italiano medio cova un profondo risentimento nei confronti degli insegnanti e del sistema scuola tutto e su ciò il Primo Ministro ha puntato. Si tratta di tenerlo presente, da adesso in avanti, ogni giorno, perché fare scuola - pensare la scuola - significa anche avere a che fare con questa potente passione triste e con i suoi effetti deleteri.

sabato 20 giugno 2015

Frammenti 226. La fatica del concetto



«Solo nel lavoro del concetto è possibile guadagnare pensieri veri e comprensione scientifica. Soltanto il lavoro del Concetto può produrre l'universalità del sapere»
G.W.F. Hegel, Fenomenologia dello spirito, Rusconi, Milano 1995, «Prefazione», pp. 139

domenica 14 giugno 2015

Schegge 47. Insegnanti di serie C




Insegno "storia e filosofia " e ho anche la specializzazione sul sostegno e sono uno di quelli che in questa funzione ha trascorso le sue ore ad accompagnare l'alunno in bagno a fare i suoi bisogni (perché il bidello non c'era o si imboscava), a pulirlo e lavarlo; ho preso colpi di forbice, qualche testata e diverse manate in faccia (ma non sono mai finito in ospedale: per fortuna sono quella che dalle mie parti si chiama "una carne di pecora"), ma ho avuto anche tante soddisfazioni. Forse le più importanti da quando svolgo questo mestiere. 

lunedì 1 giugno 2015

Segnalazioni 67. Lavorare nel medioevo: un mito da decostruire



Ho letto con molto favore un contributo tradotto per Comune info dal titolo: "Era meglio lavorare nel medioevo". Cosa ci dice questo breve e incisivo articolo? In sintesi che 

"prima del capitalismo la maggior parte delle persone non lavorava per nulla molto a lungo. Il ritmo della vita era lento, persino tranquillo; il ritmo del lavoro rilassato. I nostri antenati possono non essere stati ricchi, ma avevano abbondanza di tempo libero. Quando il capitalismo ha aumentato i loro redditi, si è anche preso il loro tempo. In realtà ci sono buoni motivi per ritenere che le ore lavorative a metà del diciannovesimo secolo costituiscano lo sforzo lavorativo più prodigioso dell’intera storia del genere umano".

Schegge 46. Lavoro ieri.

Bruegel Pieter - Contadini 1565


“Il lavoratore si prenderà un lungo riposo al mattino; 

buona parte del giorno sarà trascorsa prima che venga al suo lavoro; 
poi deve fare colazione, come se non l’avesse fatta alla sua ora solita o altrimenti ci sono musi lunghi e mugugni; quando scocca l’ora abbandonerà il suo carico in mezzo alla strada e qualsiasi cosa stia facendo l’abbandonerà al suo stato, anche se molte volte si è guastata prima che torni; non può trascurare il suo pasto, qualsiasi pericolo incomba sulla sua opera. 
A mezzogiorno deve fare la pennichella, poi la sua bevutina nel pomeriggio, che consuma gran parte del giorno; e quando a sera arriva l’ora, al primo tocco dell’orologio getta i suoi arnesi e lascia il lavoro in qualsiasi stato o necessità si trovi". 
James Pilkington, Vescovo di Durham, circa 1570