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giovedì 26 maggio 2016

Frammenti 247



«C’è un essere vivente, che tra le sue caratteristiche più rilevanti ha quella di dover prendere posizione circa se stesso, cosa per la quale è necessaria un’"immagine", una formula interpretativa. 

(...) Nietzsche (…) definì l’"Uomo" come l’"animale non ancora definito". Quest’espressione è esatta, e ha un senso duplice. In primo luogo vuol dire: non sussiste ancora un accertamento di ciò che l’Uomo è propriamente; e, in secondo luogo: l’essere umano è per qualche verso "incompiuto", non "costituito una volta per tutte". 

(...) L’appropriarsi del mondo è un’appropriarsi di se stessi, la presa di posizione verso l’esterno è una presa di posizione verso l’interno, e il compito posto all’Uomo in uno con la sua costituzione è sempre un compito oggettivo da padroneggiarsi verso l’esterno, quanto anche un compito verso se stesso. L’Uomo non vive, bensì conduce la sua vita».

A. Gehlen, L’Uomo. La sua natura e il suo posto nel mondo.

sabato 21 maggio 2016

Frammenti 246


«La storia, così come si fa, non accorda, effettivamente, nessuna importanza alle problematiche classiche che i discorsi filosofici elaborano intorno a temi (quali la soggettività dello storico, lo statuto della conoscenza storica, le leggi ed i fini della storia), che appaiono senza pertinenza operativa per la pratica storica. Gli interrogativi, le incertezze, le esitazioni che l'attraversano, hanno poco a che fare con la caratterizzazione globale di ciò che è il sapere storico: da ciò dipende la sostanza, apparentemente insormontabile, tra la riflessione filosofica sulla storia, in cui gli storici non ritrovano nulla, o quasi, che concerna le loro pratiche e i loro problemi da un lato e, dall'altro, i dibattiti attuali avviati, all'interno della stessa storia, sulle definizione, le condizioni, le forme dell'intelligibilità storica. In essi si ritrovano formulate numerose problematiche assolutamente filosofiche, senza, peraltro, alcuna referenza alla filosofia».
Roger Chartier, La rappresentazione del sociale. Saggi di storia culturale, p. 56.

martedì 17 maggio 2016

Frammenti 245



«Tra le diverse definizioni date del capitalismo (o spesso oggi "dei" capitalismi) nell'ultimo secolo e mezzo, adottiamo la formula minima che pone l'accento su un'esigenza di accumulazione illimitata del capitale attraverso mezzi formalmente pacifici. E' la continua reimmissione del capitale nel circuito economico allo scopo di trarne profitto, ovvero di accrescere il capitale che sarà a sua volta reinvestito, che costituisce il tratto principale del capitalismo, e gli conferisce il dinamismo e la forza di trasformazione che hanno affascinato i suoi osservatori, anche i più ostili.
[...] Per molti aspetti, il capitalismo è un sistema assurdo. I lavoratori salariati hanno perso la proprietà del risultato del loro lavoro e la possibilità di condurre una vita attiva al di fuori di un rapporto di subordinazione. Quanto ai capitalisti si trovano incatenati, si ritrovano incatenati a un processo senza fine, insaziabile, totalmente astratto e dissociato dal soddisfacimento dei beni di consumo, foss'anche dei beni di lusso. Per questi due tipi di protagonisti, l'inserimento nel processo capitalistico è singolarmente privo di giustificazioni».
Luc Boltanski-Ève Chiapello, Il nuovo spirito del capitalismo, p 65; p.68.

giovedì 12 maggio 2016

Frammenti 244



"In una società politica secolarizzata il "buon" elettore è quello che per un verso capisce di politica, per un altro verso è sufficientemente scevro di pregiudizi e appartenenze da spostare laicamente il proprio voto a seconda dei programmi e delle performance di governo".
Giovanni Orsina, Il berlusconismo nella storia d'Italia, p.144

venerdì 6 maggio 2016

Incipit 44. Capire l'economia in sette passi di Leonardo Becchetti (Minimum fax 2016)



"I movimenti che studia l'economia (i comportamenti delle persone, individualmente considerate, interagenti tra loro o riunite in organizzazioni) sono molto [...] caotici e complessi. [...] Tutto questo rende l'economia una scienza estremamente complessa e assolutamente inesatta, eppure con una posta in gioco altissima perché dallo studio di quei movimenti [...] dipende gran parte della nostra felicità e persino la probabilità di sopravvivenza futura della nostra specie sul pianeta".
Leonardo Becchetti, Capire l'economia in sette passi. Persone, mercati e benessere, Minimum fax, Roma 2016, pp.5-6

Quali caratteristiche dovrebbe avere un libro di economia per risultare utile a chi vuol capirci qualcosa di finanza, imprese, valore, crescita, flessibilità senza aver conseguito una laurea in scienze finanziarie? Quelle dell'agile volume di Leonardo Becchetti, docente di Economia politica presso l'Università Tor Vergata di Roma e, tra le altre cose, autore di un blog su Repubblica.it  che merita attenzione.
Sette brevi lezioni che chiariscono un argomento - l'economia - che riguarda tutti e che, purtroppo, è lasciato alle attenzioni e ai giochi di pochi (relativamente) esperti. Consiglierei il volume, in particolare, a quegli alunni che instancabilmente - a dimostrazione di quanto interesse potenziale ci sia - mi chiedono: "Prof., ci consiglia un libro chiaro per capirci qualcosa d'economia?"

mercoledì 4 maggio 2016

Frammenti 243


"È evidente l'aridità culturale della Buona scuola. Sono stati riciclati i materiali che residuavano dalle passate elaborazioni e quelli abbandonati sulla battigia dalle ondate del mainstream. Se ne possono evidenziare almeno quattro:
a) Il gergo dell'autonomia in uso nella policy community di chi non fa scuola, ma ne parla, la gestisce e la rappresenta: politici, funzionari, amministratori, burocrazie scolastiche, consulenti in servizio permanente, venditori di progetti, associazioni di supporto, annunciatori dell'esistente ecc
b) il mercato malinteso da quegli economisti di Palazzo che convincono i politici ad applicare alla scuola le ricette già fallite in economia
c) i luoghi comuni enfatizzati da quel grande bar dello sport che è diventato il giornalismo nazionale
d) l'ossessione normativa che porta a scrivere una legge prolissa, farraginosa e frammentata.
[...] su queste basi non poteva poggiare una svolta.
[...] Quando si è passati a scrivere il testo, il Presidente del Consiglio ha avuto la prima consapevolezza dello scarto tra annuncio e realtà. Lo fece capire nell'assemblea di rendiconto a Bologna [...] A quel punto ha inserito nel disegno di legge le proposte nuove di sicuro impatto simbolico e di scarsa sostanza. il comando del preside, il Jobs Act del docente e il premio una tantum. Sono state scelte appositamente per suscitare uno scontro ideologico al fine di alzare la tensione fino a coprire l'assenza di contenuti".
Walter Tocci, La scuola, le api e le formiche. Come salvare l'educazione dalle ossessioni normative, pp. 18-19.

lunedì 2 maggio 2016

Frammenti 242




"Il finanzcapitalismo è una mega-macchina che è stata sviluppata nel corso degli ultimi decenni allo scopo di massimizzare e accumulare, sotto forma di capitale e insieme di potere, il valore estraibile sia dal maggior numero possibile di esseri umani, sia dagli ecosistemi. 
L'estrazione di valore tende ad abbracciare ogni momento e aspetto dell'esistenza degli uni e degli altri, dalla nascita alla morte o all'estinzione. Come macchina sociale, il finanzcapitalismo ha superato ciascuna delle precedenti, compresa quella del capitalismo industriale, a motivo della sua estensione planetaria e della sua capillare penetrazione in tutti i sotto-sistemi sociali, e in tutti gli strati della società, della natura e della persona".
Luciano Gallino, Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi, p.5.